Capitolo Dodici/3. L'illuminismo Italiano.
Introduzione. Caratteri specifici dell'illuminismo italiano.

L'illuminismo italiano, pur avendo subto l'influenza di quello
d'oltralpe, riusc ad avere una sua specificit, perch si
mantenne collegato alla tradizione che si rifaceva soprattutto
alla scuola galileiana, la quale poteva vantare scienziati come
Torricelli, Galvani e Volta. Esso recep anche la grande
tradizione giuridica del nostro paese, che si era caratterizzata
per una critica costante alle ingerenze del potere ecclesiastico
nella conduzione degli affari di Stato e quindi si trovava in
sintonia con le istanze illuministe. Infine non bisogna
dimenticare la tradizione in campo pedagogico. La convinzione di
operare per migliorare la situazione sociale favor
nell'illuminismo italiano l'impegno ad informare per educare e per
rendere il maggior numero possibile di persone consapevoli che una
nuova epoca era iniziata, che vi era stata una maturazione degli
spiriti, che l'uomo stava incamminandosi verso la felicit. Queste
caratteristiche, proprie della tradizione italiana ben prima del
Settecento e ben vive nella cultura d'inizio secolo, hanno fatto
parlare gli storici di preilluminismo.
Il fatto che l'illuminismo italiano sia cresciuto in una
tradizione gli ha evitato di raggiungere quegli estremismi e
quelle spinte rivoluzionarie propri dell'illuminismo francese, che
pure era riuscito a trasmettergli, almeno in parte, il suo "clima
culturale". L'illuminismo italiano quindi ebbe un'impronta
soprattutto riformista e si mosse nella linea del "dispotismo
illuminato". Esso dimostr il suo valore nella preparazione e
nell'appoggio che fu in grado di dare a quel brillante periodo di
riforme che coinvolse soprattutto il Ducato di Milano sotto
l'imperatrice Maria Teresa e il successore Giuseppe secondo
(riorganizzazione del catasto e tassazione delle propriet
nobiliari, soppressione delle corporazioni, liberalizzazione del
commercio del grano, abolizione dell'inquisizione e della censura
ecclesiastica, allontanamento dei gesuiti dall'insegnamento,
soppressione di alcuni ordini religiosi con incameramento dei loro
beni) e il Granducato di Toscana negli anni di Pietro Leopoldo
(1765-1790), con il quale si arriv a rendere pubblico il bilancio
dello Stato, ad abolire la tortura e la pena di morte (primo Stato
europeo) e ad avviare addirittura un progetto di riforma dello
Stato in senso costituzionale, che prevedeva un'assemblea
legislativa. Ci avveniva nel  1781, otto anni prima dello scoppio
della Rivoluzione Francese.
Per quanto riguarda le espressioni intellettuali pi significative
di questo preilluminismo ricordiamo Pietro Giannone (1679-1748),
autore della Istoria civile del regno di Napoli, opera in cui
l'autore si proponeva di narrare la storia dell'Italia meridionale
dall'avvento del cristianesimo fino al secolo diciassettesimo.
L'interpretazione di Giannone  tutta basata sul rapporto
dialettico fra i due poli Stato e Chiesa, uno positivo e l'altro
negativo. Per lui lo Stato era artefice di civilt e progresso,
mentre la Chiesa era esattamente il contrario. Naturalmente queste
sue idee gli causarono molti problemi. Fu scomunicato dal vescovo
di Napoli e dovette emigrare all'estero. A Vienna scrisse un'altra
opera importante, Il triregno, in cui tracciava le linee di tre
regni, quello ebraico, quello celeste predicato da Cristo e quello
della Chiesa, pi terreno e pagano del primo.
Le sue proposte si concretizzavano in una serie di riforme, fra
cui la graduale soppressione della manomorta ecclesiastica, la
riduzione del foro ecclesiastico, l'estensione delle imposte ai
beni ecclesiastici, la repressione degli ordini religiosi,
l'avocazione allo Stato della censura sulla stampa, un totale
controllo dello Stato sul clero. Egli arriv ne Il triregno ad
auspicare l'abolizione del papato e di tutta la gerarchia
ecclesiastica della Chiesa cattolica. Il grande significato di
queste sue proposte nella storia del nostro paese  legato al
secolo scorso quando buona parte di esse fu poi fatta propria
dagli uomini del Risorgimento. Giannone alla fine fu arrestato e
mor in carcere.
Un altra importante espressione della cultura italiana
preilluminista fu Ludovico Antonio Muratori (1672-1750), che ebbe
il merito di dare un fondamento scientifico agli studi storici
attraverso una rigorosa ricerca delle fonti. In particolare egli
offr agli studiosi di storia medioevale una gran messe di dati e
documenti, che saranno preziosi in seguito. E' significativo il
fatto che gli illuministi francesi, che stavano trasformando il
Medio Evo in un mito negativo, non s'interessarono affatto del
grande numero di fonti storiche che il Muratori aveva messo a loro
disposizione. Esse furono invece utilizzate nel periodo romantico,
che per elabor una interpretazione del Medio Evo ugualmente
tendente al mito, anche se di segno opposto.
Muratori invece riusc a tenersi lontano dalla tendenze alla
mitizzazione dei fatti storici, rimanendo agganciato ad un robusto
realismo. Egli, cattolico convinto, era fiducioso nella
Provvidenza divina e nelle possibilit della ragione, invitava
all'impegno sociale, ma guardava alle vicende umane senza farsi
illusioni sulla natura dell'uomo e senza misconoscerne le
debolezze e la malvagit.  .
L'illuminismo italiano, posteriore a quello transalpino, si
svilupp nella seconda met del secolo. L'Italia era allora un
paese diviso in piccoli Stati e quindi pieno di capitali, tutte
ormai lontane dagli splendori rinascimentali. Malgrado ci
esisteva ancora in queste citt una certa vivacit culturale
soprattutto a Napoli e a Milano. Qui si espressero le forme pi
originali dell'illuminismo italiano. A parte la figura di
Giambattista Vico, la cui straordinaria proposta filosofica merita
un'attenzione particolare, la cultura napoletana dell'epoca poteva
vantare uomini del livello di Antonio Genovesi, che ricopr la
cattedra di economia politica, istituita proprio per lui (la prima
in Europa) ed orient il suo insegnamento sull'autonomia della
ragione e sulla necessit di una divisione fra potere politico e
potere religioso; uomini come Ferdinando Galliani (1728-1787),
frequentatore dei salotti di Parigi e molto apprezzato dai
philosophes; come Gaetano Filangeri (1752-1788), autore della
Scienza della legislazione, opera che ebbe un enorme successo in
tutta Europa e divenne nota anche negli Stati Uniti.
Per quanto riguarda Milano, basta ricordare i fratelli Pietro ed
Alessandro Verri, fondatori de Il Caff e Cesare Beccaria (1738-
1794) la cui opera Dei delitti e delle pene ottenne i
riconoscimenti pi entusiasti di tutto il "partito filosofico".
Infine non si pu dimenticare un personaggio dell'illuminismo
italiano, che forse meglio di chiunque altro ne rappresenta la sua
originalit e specificit, e cio il brillante commediografo
veneziano Carlo Goldoni.


G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/3. Introduzione.
Vico. Verum ipsum factum.
Quella di Vico fu la sorte di un filosofo inattuale. Egli  stato
scoperto e rivalutato solo dopo due secoli, soprattutto da
Benedetto Croce, che ne ha fatto il suo filosofo preferito insieme
a Marx ed Hegel, ma forse la storia della filosofia non gli ha
reso ancora piena giustizia.
Vico si confront con le filosofie di successo del suo tempo ed in
particolare con il cartesianesimo. Cartesio era partito dalla
domanda: Che cosa posso sapere io? e dopo la fase del dubbio
metodico era approdato alle certezze della logica, della
matematica e della scienza moderna. In questa direzione si era poi
orientato buona parte del dibattito filosofico.
Anch'egli era partito dalla stessa domanda, ma fin per dare una
risposta del tutto diversa: il campo delle conoscenze che pi si
conf all'uomo  il sapere per cause. Per quanto riguarda il
metodo cartesiano, il Vico era convinto che la perfezione
dell'astrazione, dei processi logico-matematici, non  conoscenza
vera della natura. Solo quando lo scienziato inventa l'esperimento
e manipola la natura affinch si pieghi alle sue esigenze, arriva
ad un grado elevato di conoscenza. L'esperimento  il fare
dell'uomo, senza il quale non gli sarebbe possibile immergersi
nella corposit della natura e conseguire il vero, cio quel grado
di conoscenza della natura che gli  possibile. Questa la critica
di Vico al metodo cartesiano. Essa si fonda sull'ipotesi che la
verit si identifichi con il fare e ci che si conosce meglio 
ci che si  fatto: v erum ipsum factum.
Vico trovava la coincidenza di vero e fatto prima di tutto in Dio.
In lui vi  la coincidenza perfetta di fare e conoscere. Quindi la
conoscenza esatta della natura pu essere solo opera di colui che
l'ha fatta, cio ancora Dio. Per quanto riguarda l'uomo, anch'egli
 stato fatto da Dio (e non da se stesso) e quindi non pu
conoscersi pienamente, perch il sapere si avvicina alla verit
tanto pi quanto pi  grande la parte prodotta da chi deve
conoscere. Ma se l'uomo da una parte  stato fatto da Dio,
dall'altra egli anche si fa nella storia, che diventa cos il
luogo privilegiato della conoscenza che gli uomini possono avere
di se stessi.
Vico era convinto che gli strumenti di cui il filosofo fa uso per
studiare la storia devono essere diversi da quelli che vengono
utilizzati per studiare la natura. Questa scelta di campo lo
avvicina a Pascal il quale gi era arrivato alla conclusione che
il mondo dell'uomo  diverso dalla natura e che il metodo
scientifico moderno  inadeguato per intendere la societ umana.
Ci comportava una rifondazione dell' epistme, perch questa
scienza non poteva essere come quella che riguardava la natura, ma
del tutto diversa, del tutto nuova. Di questa scienza nuova Vico
si consider il fondatore e si impegn ad esporla in modo
rigoroso, con degnit e assiomi ad imitazione della geometria
euclidea. Ci condizion pesantemente l'esposizione del suo
pensiero e questo non  l'ultimo dei motivi per comprendere come
mai egli sia passato quasi inosservato nel panorama culturale
europeo.
Il risultato che Vico si proponeva dalla nuova scienza era di
individuare le leggi della storia, di descrivere una "storia ideal
eterna", di elevare la storia al rango di conoscenza epistemica.
Ci rendeva la storia degna di indagine filosofica e permetteva di
recuperare alla riflessione filosofica il mondo dell'umano, le
lingue, i costumi, le leggi, le tradizioni, i miti. Secondo il
filosofo napoletano il compito specifico della filosofia  quello
di scoprire se nel mondo dell'uomo, in continuo divenire e
soggetto alle leggi naturali del declino e della finitezza, vi
siano delle costanti, delle leggi, un senso. Per raggiungere
questo scopo  necessario l'apporto della filologia, senza della
quale la filosofia della storia sarebbe impossibile, perch essa
fornisce tutte quelle informazioni di base di cui il filosofo ha
bisogno.


G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/3. Introduzione.
Vico. La complessit della storia.
Lo studio della storia umana port Vico alla scoperta che la
storia si muove secondo la legge delle tre et: degli di, degli
eroi e degli uomini. Ad essa corrispondono tre fasi di sviluppo
dello spirito umano.
A questa concezione, che potremmo definire di tipo progressista,
Vico ne affianc un'altra. Egli, riflettendo soprattutto sul
passaggio dall'Antichit al Medio Evo, dedusse che la storia si
muove anche con un movimento di tipo ciclico ed elabor la teoria
dei corsi e ricorsi. Il Medio Evo era per lui un periodo di
ritorno alla barbarie, cio all'et degli di. Questo giudizio lo
poneva vicino alla storiografia illuminista, anche se in Vico 
presente una valutazione in parte positiva di questa epoca. Ma gli
illuministi erano convinti che ormai il progresso dei lumi era
stato tale da impedire alla barbarie di ritornare e di prendere di
nuovo il sopravvento. Per Vico questa garanzia non esiste, per cui
ad una concezione progressista della storia egli affianc anche la
teoria dei corsi e ricorsi.
Infine Vico ritenne necessario affiancare alle prime due una terza
interpretazione del senso della storia, legata all'azione della
Provvidenza divina. Essa, pur lasciando l'uomo libero di
conseguire i suoi scopi utilitaristici e di vivere nel peccato,
guida la storia verso suoi propri fini. Semplificando: della
storia umana l'uomo  il fabbro e Dio l'architetto. Con le parole
di Vico: Questa degnit pruova esservi provvedenza divina e che
ella sia una divina mente legislatrice, la quale delle passioni
degli uomini, tutti attenuti alle loro private utilit, per le
quali vivrebbero da fiere bestie dentro le solitudini, ne ha fatto
gli ordini civili per i quali vivano in un'umana societ. Si
tratta della famosa teoria vichiana dell' eterogenesi dei fini,
secondo la quale spesso i risultati conseguiti dall'uomo sono
diversi dai fini che egli si era proposto. Vico osserva che nella
storia con la ragione interagiscono la forza e la fantasia, i vizi
umani e la volont divina.
Tre movimenti dunque sono individuati da Vico nella storia umana,
che nel loro insieme sono in grado di metterne in evidenza la
straordinaria complessit.
